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Informazioni su Milano ODD

Milano ODD è un’associazione senza scopo di lucro che si propone di compiere nella città di Milano, in un contesto di cambiamenti economici, sociali, culturali e politici, un percorso di analisi e di produzione di conoscenze in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale e le forze sociali della società civile.

Un tessuto di lettura

Al centro dell’associazione Milano: una compagine di cambiamenti economici, sociali, culturali e politici. Lo sguardo volge anche “altrove” per interrogarsi sugli anni che abbiamo davanti e per mettere sotto osservazione le presenze, i ruoli, i modi di agire degli “attori” che animano la città. Certo, ben consapevoli delle particolarità che questo “studio di caso” rappresenta nell’attuale situazione italiana e consci di dover far fronte a processi di resistenze e a interessi contro.

Ci si è proposti di portare l’attenzione su situazioni rappresentative delle diverse condizioni ed esperienze della città, in una prospettiva di medio periodo; utilizzando, o creando, sedi e situazioni nel territorio.

Si può anche dire così: Milano ODD, sin dalla sua fondazione del 2012, si è adoperata per organizzare un tessuto di lettura della città e dei suoi processi di cambiamento, per chi fa la ricerca ma anche per altri possibili “utilizzatori”; e per riconoscere gli attori, le strategie e le scelte.

Non solo; il gruppo di ricerca ha avviato studi e strategie per comprendere come nel tempo i dati del contesto si modificano, e per cogliere gli effetti, anche imprevisti, o “perversi”, delle politiche attuate.

Nella prospettiva di guardare avanti, e consapevoli di come definizioni concettuali e metodologie di analisi richiedano di essere di continuo riconsiderate e aggiornate, ci si è impegnati a fare via via il punto sul percorso: ripensare le finalità che si erano proposte; rivedere le categorie di analisi; reimpostare le metodologie; e anche ridefinire gli obbiettivi.

Il nostro è un percorso aperto a confronti, verifiche e aggiustamenti, e “partecipato”, nel quale si realizzino forme di collaborazione con le istituzioni cittadine e con gli “attori” che animano la città, per lavorare insieme su esperienze, prospettive, difficoltà, risorse.

Un ultimo punto. Fin dall’inizio ci si è proposti di cogliere questa occasione come momento per interrogarsi sugli “usi delle scienze sociali”. Avendo anche ben presente il “silenzio” in cui sono lasciate le discipline del sociale nel discorso pubblico e nella costruzione dell’agenda politica, un interrogativo che ci si pone è che senso si voglia dare all’“esperienza sociologica” che abbiamo avviato. Suonano utili il titolo del libro di Robert S. Lyndt – del 1939, quasi ottant’anni fa – Knowledge for what? e la sua definizione del ruolo della scienza sociale “porre problemi di lunga durata”.

In questa sezione troverete i percorsi di ieri, che ci hanno condotto a quelli di oggi e di domani.

Imparare e cambiare, un possibile percorso

Il 1996 è stato l’anno europeo del lifelong learning. A questa dimensione, il continuare ad imparare in tutto l’arco del nostro vivere, si è dato grande rilievo. La si rendeva visibile come un valore  e una risorsa del nostro contesto, e della nostra cultura: l’Europa, certo.

Vedremo se nel corso del 2016 – vent’anni dopo – su questa prospettiva si ritornerà. Se si porteranno all’attenzione i dati e i processi del nostro imparare: al presente, e negli anni che abbiamo davanti.

Non guardando all’Europa soltanto, ovvio.

Tornando a quegli anni: molti i documenti e le iniziative. Nel 1993, il Libro Bianco di Jacques Delors Verso una società cognitiva.  La “dichiarazione congiunta” dei Ministri europei dell’educazione: le “raccomandazioni” su questi temi, formulate dai Ministri del lavoro; e il Trattato di Amsterdam.

Si è parlato della “società della conoscenza”, delle learning cities e della learning economy. E si guardava ai molti cambiamenti in atto: la crescente scolarizzazione; le trasformazioni nel mondo del lavoro; il nostro vivere in contesti “ad alta densità tecnologica”. Cominciando a rivolgere attenzione al vivere quotidiano; agli usi del “tempo libero”.

Alcuni richiami a studiosi di rilievo: Anthony Giddens  descrive il progressivo formarsi di una società di clever people, “agenti consapevoli e competenti, che hanno una qualche misura di controllo sulla propria vita”. Tahar Ben Jelloun mette in luce questo: “si cerca, si improvvisa, si sperimenta”; e Bourdieu la “padronanza pratica” che realizziamo nel nostro vivere. E Roger Sue: “sbagliato concentrarsi sull’imparare offerto dal sistema scuola”; e ha portato l’attenzione sul tempo extra scolastico come “una risorsa importante per i giovani”. E ha osservato – questo, un dato in quegli anni non era reso visibile – che “anche gli adulti dispongono di molto tempo libero”.

Si è dunque passati a vederlo, l’imparare, come una una risorsa del nostro vivere quotidiano.

Numerose, diversificate, le chiavi di lettura.

Lo sguardo sulla città – la learning city – come ambito privilegiato di apprendimento: i percorsi, le risorse, le strategie; segnato però da disuguaglianza di risorse; da processi di competizione; da pesanti dati di esclusione.

Come organizzare, elaborare; impegnarsi, nella fase attuale, e guardando agli anni che abbiamo davanti.

Molto  va rivisto. Le conoscenze che sono oggi disponibili, aggiornarle.  Introdurre altri riferimenti. E lo sguardo, non più limitato – come da sempre è avvenuto – all’”occidente”.

Anche, riconsiderare le parole stesse che  utilizziamo.

In italiano abbiamo imparare e apprendere.

Meglio, apprendere; si porta l’attenzione su se, e che cosa, si prende, nelle diverse situazioni e contesti del nostro vivere quotidiano.

Richiamando le considerazioni problematiche, anche apertamente negative, che riguardano gli apparati formativi tradizionali: Edgard Morin, nel suo ultimo libro (che ha come sottotitolo “Manifesto per cambiare l’educazione”) dice che, ancora oggi, le  conoscenze che ci vengono trasmesse sono “parziali e frammentate”. Appunto, molto lo si lascia fuori.

Va oltre Thomas Abbott – uno dei pochi studiosi che aprono su una prospettiva fino ad oggi lasciata ai margini -; dice che “siamo tutti, in modi diversi, immersi nell’ignoranza”.

Bisogna arrivare a riconoscere che c’è moltissimo che – inevitabilmente – ignoriamo; e che il nostro apprendere è selettivo, inadeguato. Elementi che non sarà più possibile tralasciare, da adesso in avanti. Non è sufficiente procedere aggiungendo (in parte, almeno), accumulando, rivedendo.

E neppure disimparare.

Dunque la domanda: che fare?

La nostra ignoranza, proporsi di conoscerla meglio.

Si delinea un  percorso complesso, che richiederebbe un lungo impegno, risorse mentali e culturali fin qui lasciate da parte; molto lavoro, davvero.

Ci riguarda tutti.

Laura Balbo

Beautyitaly ai #MIA15

Dopo le prime selezioni e 190.000 voti, i Macchianera Italian Awards 2015 – #MIA15 – sono ora giunti alle nomination finali. Tra i candidati a “miglior articolo dell’anno” spicca “Ai confini di Expo”, post pubblicato dal collettivo del blog “beautyitaly” e già premiato alla seconda edizione di Explog, concorso ideato e promosso da Milano ODD. Noi facciamo il tifo per loro!

C’è tempo fino al 10 settembre 2015 per votare e sbirciare le nomination di ben 37 categorie. Qui le schede di votazione – è tutto molto semplice e intuitivo. I premi più ambiti della rete saranno consegnati il prossimo 12 settembre a Rimini, nell’ambito dell’undicesima edizione della Festa della Rete.

Milano ODD si è impegnata perché attorno all’Esposizione Universale nascesse un vero confronto di idee, uno spazio per meglio comprendere le trasformazioni della città, gli equilibri urbani, le parole per dire Expo. Siamo soddisfatti di quanto fatto e non ci resta che augurare buona fortuna ai finalisti di questa bella competizione. Votate!

Il dossier di Milano ODD

Nel nuovo numero di Inchiesta – Edizioni Dedalo (n° 188, aprile – giugno 2015) è pubblicato il dossier di Milano ODD curato da Laura Balbo e Giuliana Chiaretti.

Il dossier propone una riflessione, mobile e flessuosa – per immagini, per parole, per numeri, per visioni -, su alcuni aspetti del cambiamento in corso a Milano; in particolare, gli articoli di cui si compone riservano attenzione alle diverse circostanze e molteplici modalità dell’imparare in questa città.

L’indice prevede Milano, città dell’imparare: un “percorso di attenzione” di Laura Balbo, Un alfabeto urbano di Giuliana Chiaretti, Le parole per dire Expo di Giancarlo Briguglia, Il co-working nella città: appunti di ricerca di Cecilia Guidetti e  Valentina Mutti  e i visual data di Silvia Marinelli. Ecco la copertina

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Diciottenni senza confini

Da poco in libreria “Diciottenni senza confini“, il nuovo libro di Anna Granata, psicologa, ricercatrice e nostra collaboratrice. In questo lavoro, edito da Carocci, Anna raccoglie le voci e le storie della prima generazione che cresce in Italia a “pane e intercultura”, destinata a mettere in discussione ogni nostra consolidata idea di cittadinanza e mobilità.

I protagonisti di questo libro hanno diciotto anni, un cognome italiano o straniero, e il passaporto nella tasca dei jeans. Sono “senza confini” anche quando non hanno mai attraversato le frontiere d’Europa.

Le loro amicizie sui banchi di scuola costituiscono, più di qualsiasi lezione di educazione civica, la miglior occasione di formazione a una cittadinanza plurale e cosmopolita.

Gabriele frequenta l’ultimo anno di liceo a Milano, ma è appena tornato da un anno a Mosca: ha imparato il russo e ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire sentirsi straniero. Nura è bresciana da sempre, ma parla arabo in casa e italiano a scuola, e passa le sue vacanze estive dai nonni in Egitto. Giulia abita a Varese, la sua migliore amica si chiama Xiao, e nel tempo libero studia tedesco per costruirsi un futuro da ricercatrice in Germania…

Giovedì 14 maggio alle ore 17 “Dicottenni senza confini” sarà presentato presso l’ex Chiesetta del Parco Trotter (via Giacosa 46, MM1 Rovereto). Ne discutono con l’autrice: Alberto Ciullini, presidente della Commissione Scuola del Consiglio di Zona 2, Arcangela Mastromarco, referente del Polo Start 1, Ouejdane Mejri, presidente dell’Associazione Pontes dei Tunisini in Italia e Andrea Rampini, ricercatore di Codici | Agenzia di ricerca sociale. Modera Stefano Pasta, giornalista e ricercatore presso il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica.
Clicca per visualizzare La locandina

Ai confini di Expo

La giuria di Milano ODD ha decretato il vincitore della seconda edizione di Explog, concorso per blogger dedicato alla prossima Esposizione Universale. Il primo premio è stato assegnato al collettivo del blog BeautyItaly per il post Ai confini di Expo.

Il premio vale la nomination come “miglior articolo dell’anno” ai Macchianera Italian Awards 2015 – #MIA15, Festa della Rete.

BeautyItaly, ideato da Davide Macaro e Luca Rubino, è un “progetto collettivo” d’indagine sperimentale sul territorio italiano, un’esplorazione condivisa sul legame tra uomo contemporaneo e territori che abita.

Davide e Luca hanno visitato il sito dell’Esposizione Universale a 400 giorni e a 75 giorni dall’inaugurazione e lo visiteranno ancora durante i sei mesi di apertura e al termine, dopo il 31 ottobre 2015.

La giuria ha apprezzato il valore di testimonianza del progetto, la capacità dei suoi curatori di documentare, raccontare e immaginare, in modo chiaro e propositivo, la città di Milano in relazione all’Esposizione Universale che ospita.

Milano ODD ha deciso di non assegnare il secondo premio.
Ringraziamo i partecipanti e coloro che hanno reso possibile la seconda edizione di Explog, la Festa della Rete e la Scuola Holden.

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Ai confini di Expo 
BeautyItaly

A distanza di un anno dal primo servizio su Expo Milano 2015 (vedi Cantiere Expo 2015 ), con cui iniziava l’esperienza di BeautyItaly, ed a poco più di due mesi dall’inizio dell’evento, presentiamo un nuovo itinerario che segue il perimetro dell’area destinata ad ospitare le nuove strutture espositive. Dopo che le immagini dei cantieri e dello stato di avanzamento dei lavori sono state ampiamente divulgate dai mezzi di informazione, proviamo invece ad interrogarci sulle relazioni con il contesto urbano esistente.

Quello di Expo è un margine  fisico e sociale. Un recinto che separa il luogo dove è possibile sperimentare nuove architetture, da quei luoghi in cui la città reale, governata dalle sue leggi ed ispirata dai suoi modelli, continua il suo processo di contraddittoria trasformazione.

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Il paesaggio urbano al contesto risulta fortemente delimitato da strade ad alto scorrimento e ferrovie, che intercludono l’area in un recinto infrastrutturale invalicabile. Certo non un disincentivo all’uso dell’automobile per raggiungere il sito durante i mesi dell’evento e di sicuro un serio problema per il dopo.

Dal punto di vista insediativo il contesto è caratterizzato in prevalenza dalla presenza di un tessuto insediativo industriale. Capannoni e magazzini, spesso abbandonati; edilizia residenziale intensiva in stato di degrado; diversi edifici a torre, da quelli mai occupati edificati alla fine degli anni ’80 dal gruppo Ligresti, alle più o meno recenti torri a destinazione ricettiva e terziaria. Poi le strutture eccezionali del carcere di Bollate e del polo fieristico di Rho.

Cosa sarebbe stata Expo se invece dell’assurda lotta contro il tempo per riuscire a costruire temporanee – estemporanee strutture all’interno del sito si fossero utilizzate le strutture esistenti, come il nuovo polo fieristico, e se il fuori expo avesse privilegiato il recupero e la valorizzazione dei tanti immobili in disuso sia al contesto sia nel resto della città? (vedi Deframmentazione città rigida  ).

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Forse sarebbe potuta essere una reale occasione di rigenerazione urbana per Milano. Invece il rapporto con la città, il progetto Expo lo ha rimandato ad altri luoghi, ed altre sono le dinamiche in atto, con progetti ridimensionati, in ritardo e cantieri ancora aperti. (Vedi Fuori Expo ).

Il confronto con i temi della rigenerazione urbana e della proposta di nuovi modelli di sviluppo sostenibile delle aree urbanizzate del Pianeta, non è stato invece affrontato con coerenza fin dall’inizio, con la scelta di edificare su un area agricola, riproponendo logiche e modelli insediativi classici del passato, non certo congruenti con la grandezza del tema dell’esposizione “nutrire il Pianeta energia per la vita”.

Da una parte l’autoreferenzialità dell’architettura, confinata appunto in un recinto, che rinuncia di confrontarsi con la città esistente, con le sue problematiche. Dall’altra la miopia dei processi di governance di accettare la sfida di un progetto più audace, di cogliere l’opportunità dell’evento e formulare nuove proposte per nuovi modelli di sostenibilità insediativa.

Rimane ancora aperto l’importante tema del dopo Expo, legato all’utilizzo delle aree e degli immobili nel sito, tutt’altro che risolto. Con la speranza di una eredità tematica e di una destinazione magari a Parco Urbano della Conoscenza.

Nel frattempo non resta che acquistare il biglietto per potersi godere lo spettacolo, nel parco architettonico dei futuristici padiglioni atterrati dalle diverse nazionalità. E soprattutto impegnarci attivamente nel promuovere e migliorare il nostro Bel Paese ed i suoi territori, fotografando e ragionando sui tanti problemi aperti.

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Piacere, Milano.

Le persone si incontrano perché hanno degli interessi in comune. In alcuni casi in comune hanno una intera città, i visitatori e i cittadini per esempio, ma raramente si incontrano. Questa volta invece puoi invitare un turista a cena e portarlo a scoprire la tua Milano. O accettare l’invito di un milanese e scoprire la città raccontata da chi la abita. È il progetto “Piacere, Milano”, una piattaforma on line di turismo collaborativo, che contribuisce a realizzare una “una città ospitale, condivisa, inattesa”, in occasione di Expo 2015.

Una proposta che nasce sul principio cardine della gratuità, sul piacere dell’incontro e della scoperta reciproca, che crea contenuti narrativi nella composizione di una nuova mappa della città, esito della costruzione di legame tra le biografie di luogo e quelle individuali, facendo leva sulla capacità dei cittadini milanesi di fare relazione.

Occasione per praticare una bella idea di città aperta e per favorire il ruolo dei cittadini non più spettatori ma finalmente ambasciatori, per affermare Milano come luogo delle relazioni ospitali. Una proposta che non casualmente è promossa da esperienze sociali che hanno nella cultura della accoglienza la loro mission, che si sono sentite sollecitate da Expo per allargare i perimetri dell’accoglienza al di là del caritatevole.

Nel momento in cui la città si apre al mondo si sperimenta il senso profondo dell’ospitalità e si supera la paura: “l’ospite (hospes) è lo straniero che sì, può anche essere il nemico (hostis), ma a cui per sacro e tacito accordo si tributa accoglienza: così l’ostilità si annichilisce nell’ospitalità, scambio reciproco, atavico e supremo valore di civiltà”. Una tradizione radicata nella città ambrosiana che ha dimostrato di saper aprire la porta agli sconosciuti così generosamente da indurre all’epoca la comunità ecumenica di Taizé a organizzare a Milano due incontri europei nel giro di pochi anni.

Ospitalità e accoglienza che sono prassi del nuovo welfare, non più solo riparativo ma promozionale, nei recenti insediamenti di housing sociale: della esperienza di cohousing come comunità di cura ci parla Luca Cateni su queste stesse colonne.

“Il turismo è farsi venire a spiegare dai forestieri perché è bello, il posto in cui si sta” o ri-scoprirlo per raccontarlo a loro: scoprire una Milano inedita, vivere la città con gli occhi di chi la abita, allargare la cerchia della proprie amicizie, sperimentare una nuova convivialità. Si creano nuove mappe di percorsi ma anche stili di accoglienza. La platea di riferimento di Piacere, Milano non è solo quella dei turisti ma anche quella degli altri milanesi, una sorta di turismo interno, opportunità per la città di riscoprire nel primo racconto degli abitanti la città vissuta con le sue identità di quartiere.

Per continuare a leggere l’articolo di Giulia Mattace Raso (ArcipelagoMilano, Anno VII, n° 11), clicca qui.

Le parole per dire EXPO

Milano ODD è da tempo dedita allo studio dei processi di cambiamento che meglio esprimono le specificità dell’imparare a Milano. Non solo attraverso percorsi d’analisi tradizionali ma anche, e soprattutto, imboccando sentieri di ricerca se non inediti quantomeno inconsueti.

Così procedendo, ci è parso necessario incamminarci verso un evento, l’Expo Milano 2015, che, qualunque sarà il suo esito, può considerarsi luogo, materico e simbolico, in cui l’imparare è dimensione peculiare.  La prossima Esposizione Universale, di fatto, per la complessità e l’universalità che la contraddistinguono, pone la città e i suoi users difronte a scelte e a decisioni nuove, ad abitudini e a pratiche originali, a situazioni e a prospettive inedite, e li invita, dunque, ad imparare nel cambiamento.

In tale contesto abbiamo ritenuto valevole raccogliere, lungo la strada di avvicinamento a Expo Milano 2015, le parole, i discorsi e le conversazioni che costituivano, e vanno costituendo, la rete di significati che ha nell’Esposizione Universale il suo principale nodo semantico.

Così, con la necessità di scandagliare uno spazio adeguato ai nostri piccoli strumenti d’indagine, e persuasi di affrontare un evento che, seppur ancorato a sedi e siti fisici, si è esteso, per molto tempo, tra i capi di un filato impalpabile, ci siamo limitati all’osservazione di una porzione di società civile, quella dei blogger, che, particolarmente vivace nell’area metropolitana di Milano, favorisce la circolazione, personalizzata e dinamica, di contenuti da essa prodotti. Nasce, dunque, Explog, progetto di ricerca in itinere, il cui nome è crasi delle parole Expo e Blog.

Qui di seguito, nella visualizzazione da me curata, con il prezioso contributo di Marco Fossati, IT Researcher in Web of Data Technologies della Fondazione Bruno Kessler di Trento, e con il talento di Silvia Marinelli, illustratrice e graphic designer, sono presentati i dati raccolti tra il 16 febbraio e il 16 marzo 2014. Presto, al termine dell’omonimo concorso per blogger – si può partecipare fino al 31 marzo – i dati raccolti verranno confrontati con quelli relativi al medesimo periodo dell’anno corrente.

Visualizzazione ExplogClicca sull’immagine per ingrandire.

Giancarlo Briguglia, Milano ODD

MILANO LA CITTÀ DELL’IMPARARE DIVERSO

È certo importante che vengano affrontati i molti aspetti problematici dell’insegnare: nelle istituzioni scolastiche c’è urgenza di risposte. A livello nazionale si sollecitano cambiamenti, riforme. Tutto questo è al centro del dibattito pubblico. Qui ci si propone di guardare ai processi dell’imparare (a Milano, città-metropoli) mettendo in luce i molteplici e diversi aspetti che caratterizzano la fase attuale, e gli anni davanti a noi. A livello internazionale si porta l’attenzione sui contesti delle città nella prospettiva, appunto, dell’apprendere: troviamo le smart cities (questa, una rete di cui anche Milano è parte), le univ-cities, e le learning cities. Costruire un “percorso di attenzione”, dunque: l’obbiettivo, conoscere meglio risorse e possibili processi di cambiamento legati alle specificità della città dell’imparare.

05balbo10FBE un’altra premessa è utile fare: in analisi e dibattiti sui processi formativi, al centro, ovvio, i giovani, come principali fruitori di esperienze di apprendimento e – così ci si augura – portatori di risorse per il futuro. E però qui si allarga lo sguardo, portandolo alle molteplici componenti della popolazione e della vita della città; e a sedi e occasioni dell’imparare ‘”altre” che quelle tradizionali. Non i giovani soltanto, dunque: le fasce della popolazione nell’età adulta, i “post-adulti”, e anche “la “terza età” (queste le definizioni prevalenti). Una chiave di lettura inconsueta: i molti modi di usarla, la città-metropoli, nella sua complessità; le pratiche, il vivere quotidiano; e dunque l’imparare colto in questa prospettiva. Si va avanti, nelle nostre vite, imparando: significa saper cogliere le opportunità, le risorse, ri-considerare, ri-definire, aggiungere; rimuovere, anche.

Questo ci si propone: costruire il quadro delle occasioni, portando l’attenzione sulle caratteristiche e le risorse che sono tratti specifici della dimensione metropolitana, e della fase attuale: gli “imprenditori” e gli “utilizzatori” (gli users, riprendendo il suggestivo riferimento proposto da Guido Martinotti) coinvolti nei processi dell’imparare. In parte sono persone che nella città ci vivono; moltissimi vengono da fuori – tutti i giorni, o occasionalmente – per portare avanti iniziative, per stabilire contatti, per svolgere attività. Certo sono coinvolti, in tanti diversi modi, in pratiche ed esperienze dell’imparare. Mettere in luce le occasioni, le sollecitazioni: in un contesto certo diverso da quello di fasi storiche del passato. Può essere una risorsa. E tutto questo ci riguarda. Utile è richiamare alcune espressioni che sono correnti in studi internazionali: l’adult learning, learning bey doing; interactive, informal, reciprocal learning. E il lifelong learning, una dimensione oggi messa al centro dell’attenzione. Si impara nel vivere di ogni giorno, in molti modi.

Per la lettura che ci proponiamo di sviluppare sono utili i molti contributi e le analisi elaborate, su Milano e le sue trasformazioni, nel corso degli anni passati. Anche sulla base di questi riferimenti si intende costruire una lettura via via aggiornata; curiosa, anche. Il quadro che si prospetta è diversificato; emergono cambiamenti, innovazioni. “Plurali”, diverse, le componenti della popolazione cittadina. Si vive più a lungo, e tempi e modalità si ridefiniscono, si riorganizzano. Certo vanno tenuti ben presenti i complessi aspetti che nella fase attuale segnano il mondo del lavoro.

Ci si propone, con il percorso di attenzione”, di approfondire, di raccogliere dati, di farsi domande: se il “modello” attuale potrà durare a lungo, o quali cambiamenti, discontinuità, ci potranno essere. Se finalità e prospettive via via saranno rivedute, modificate, realizzando una migliore utilizzazione delle risorse che tutto questo costituisce; possibili collegamenti tra I diversi “attori”, finalità condivise; forse, una governance cittadina coordinata.

Il primo obbiettivo è ricostruire il quadro dei molti “imprenditori” che operano in questi ambiti: i progetti, le pratiche di collaborazione (o di competizione), le aree di innovazione. Ci sono le iniziative del terzo settore, quelle realizzate dalle molte associazioni religiose; il vasto il mondo del volontariato. Il Comune è attivo in diversi ambiti, con molti progetti. Si realizzano collegamenti ed esperienze a livello internazionale. Le risorse delle nuove tecnologie e i social networks si traducono in iniziative in passato impensabili. Sollecitazioni inattese si possono incontrare anche nel “tempo libero”.

Costruendo un primo, parziale elenco degli ambiti di offerte formative nella città si arriva a un quadro che include una grande varietà di settori: teatro, musica, sport; moda, design, danza, l’insegnamento delle lingue. Il giardinaggio; e il cibo, certo. Ancora: informatica, comunicazione, fotografia; le molte occasioni nell’ambito della “cultura” (dall’Accademia della Scala, di lunga e internazionalmente famosa tradizione, alla recente Accademia del Silenzio). Il contesto della grande città facilita, certo, relazioni e progetti comuni: sono moltissime le occasioni di partecipazione, di condivisione, di scambio e dunque – potenzialmente almeno – di apprendimento: gli ambiti di lavoro e iniziative per il tempo libero, centri per la formazione adulta; le molte forme in cui si organizza la partecipazione “dal basso”.

E guardando al nostro vivere quotidiano: bisogna, via via, prendere decisioni, cambiare abitudini e pratiche, programmare. Necessario avere competenze adeguate, e un buon livello di informazione. Si tratta anche, a volte, di affrontare passaggi inattesi, imprevisti. Ci si rende conto di quanto insufficienti siano conoscenze e pratiche del nostro vivere “tradizionale”. Si cerca di trovare risposte.

Tutto questo è imparare. Contano, ovvio, le risorse di cui si dispone. Siamo in un contesto segnato da forti, crescenti diseguaglianze. Vale soprattutto per i settori della popolazione che siamo abituati a identificare con il riferimento agli “immigrati”; nella metropoli vivono condizioni ed esperienze diverse, certo non facili. Più degli altri, esposti a processi di cambiamento. Certo -con modalità particolari – sono coinvolti e partecipi dell’imparare. E sono, lo sappiamo, componenti rilevanti delle strutture e del vivere nel contesto metropolitano.

Complessi, lo scenario e le prospettive. Ci saranno, negli anni davanti a noi, processi di cambiamento inattesi; forse, radicali. Se in tutto questo si sia consapevoli e, in qualche misura, anche soggetti attivi. Dunque guardare ai tratti di specificità che caratterizzano la metropoli: la vasta e diversificata popolazione degli users, la complessità dei processi. Potrebbe essere utile costruire una “lente d’ingrandimento” e con questa, guardare alla città e al suo futuro. Anche, farsi domande. Perché Milano, certo, cambia.

Laura Balbo, presidente di Milano ODD. L’articolo è pubblicato su ArcipelagoMilano (N. 10 – ANNO VII – 11 marzo 2015)

2ª edizione di Explog. Il bando

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COS’È EXPLOG?

Explog è un concorso gratuito, giunto alla sua seconda edizione, rivolto a tutti i blogger e dedicato a Expo Milano 2015.

IN COSA CONSISTE

Mancano meno di 90 giorni all’inaugurazione della prossima Esposizione Universale di Milano. Come sta cambiando la città? Quali conversazioni e discorsi accompagnano il capoluogo lombardo e l’Italia verso Expo Milano 2015?

Milano ODD intende contribuire a stimolare il dibattito pubblico con le idee, i desideri e l’immaginazione dei blogger. La blogosfera può, e deve, raccontare l’Italia che cambia e ideare, con la forza delle parole, una realtà nuova.

Non importa di che natura sia il blog o su quale piattaforma sia ospitato (WordPress, Blogger, Tumblr, …), l’importante è che le parole dei blogger siano capaci di figurare una città nuova e di raccontare un evento che appartiene a tutti. Expo Milano 2015 è una grande opportunità, anche culturale, e per metterla a frutto è necessario scrivere, leggere, confrontarsi.

COME

Fino al 31 marzo 2015 chi pubblicherà sul proprio blog un post che abbia per tema Expo Milano 2015 potrà partecipare alla seconda edizione di Explog.

PREMI

Il primo classificato otterrà la nomination come “miglior articolo dell’anno” ai Macchianera Italian Awards 2015, che si terranno alla decima edizione della Festa della Rete.

Il secondo classificato potrà partecipare al workshop della Scuola Holden Scrittura digitale – Fondamenti della scrittura su web tenuto da Giorgio Fontana, autore e vincitore del Premio Campiello 2014, il 13 e il 14 giugno presso la Scuola Holden a Torino.

BANDO

I files del bando sono scaricabili qui: Explog2, files bando

PRESS KIT

Il comunicato stampa e le immagini di Explog sono scaricabili qui: Explog2_Press_Kit