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Informazioni su Milano ODD

Milano ODD è un’associazione senza scopo di lucro che si propone di compiere nella città di Milano, in un contesto di cambiamenti economici, sociali, culturali e politici, un percorso di analisi e di produzione di conoscenze in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale e le forze sociali della società civile.

ExpoSong

Circa un anno fa Milano ODD ha indetto un concorso per blogger dedicato a Expo Milano 2015.

Il post vincitore, Expo 2015 sarà per Milano un’occasione straordinaria?, è stato premiato dai Macchianera Italian Awards e ha ottenuto 3.238 voti per la categoria miglior articolo dell’anno nell’ambito della BlogFest 2014.

Ora, alle soglie di Expo Milano 2015 (e della seconda edizione di Explog – presto sarà disponibile il nuovo bando sul nostro sito -), da quel post è nata una canzone dal titolo ExpoSong.

Per noi è la viva testimonianza di come una piccola iniziativa, sostenuta con passione, impegno e dedizione, possa trasformarsi in qualcosa di grande, come la musica.

Si apra il sipario e si intoni l’ExpoSong di Pablo Ciallella e Isabella Musacchia (Onalim) .

 di Redazione, Milano ODD

Nella nebbia di Milano

Il carretto, la scala, l’uomo col cappello, le fioraie, la fontana, le luci, la segnaletica, i cavi, le sagome dei palazzi, la coppia, l’insegna. La nebbia rende ogni cosa simbolica; a chi attraversa le sue vaste masse rilascia un poco di realtà alla volta; definisce ciò che esiste a modo proprio, secondo criteri di distanza, di luce, di fantasia.

A Milano si dice scighera, che è sì la nebbia, ma è anche “quella ghirlanda di lume non suo, che vedesi talvolta intorno alla luna e che il volgo ritiene come un indizio di vicina pioggia”.

Piazza Fontana,

Quel che affascina – la foto di piazza Fontana ne è testimonianza – è l’idea di costante evanescenza, è la necessità di soffermarsi su quel che c’è, senza poter afferrare nella vista quel che sarà: forme, geometria, prospettive urbane potrebbero esistere oppure no; tutto, persino il noto, mostra – quando non è nascosto affatto – il proprio ignoto profilo.

Al suo cospetto la memoria vacilla, la certezza svanisce. La nebbia, per chi ne è avvolto, è un continuo tentativo di sottrarre reale all’irreale e viceversa; nel fenderla – umidi passi incerti – si fa appena in tempo a riconoscere gli oggetti che già sono indistinti, sciolti in un panorama d’acquerello.

La nebbia è immaginazione, è creatività; Milano, la sua gente, lo sa. E ora che la scighera pare non si voglia più far vedere, torna alla mente “Nella nebbia di Milano”, un libricino di Bruno Munari che racconta, su fustellate carte da lucido e cartoncini intagliati, una storia semitrasparente, che nasconde e rivela: «d’inverno la natura dorme e quando sogna appare la nebbia. Camminare dentro la nebbia è come curiosare nel sogno della natura».

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

Fuoriscena, dentro la vita

In occasione della Prima della Scala, Milano ODD riprende il tema della città dell’imparare segnalando un bel documentario in sala in questi giorni al Cinema Beltrade di Milano.
Frutto di un lavoro di riprese durate due anni all’interno dell’Accademia del Teatro alla Scala, il documentario Fuoriscena di Massimo Donati e Alessandro Leone, restituisce una Milano insolita, che costruisce il suo sapere attraverso la formazione dei nuovi artisti.

Con uno sguardo delicato, partecipe ma poco intrusivo, come quello di una vera etnografia, il film ci porta nella vita dell’Accademia, senza dare voce a particolari testimonianze, ma accennando alle storie di vita di qualcuno, che non prevale sul disegno corale.

Capace di attrarre studenti e talenti da tutto il mondo, il film ripercorre la quotidianità degli allievi danzatori, cantanti lirici, scenografi e costumisti, che si alterna tra lezioni a scuola la mattina, allenamenti e vita nell’internato.
Scorci di via Torino, via Santa Marta, piazza del Duomo e Largo Strehler, avvolti nella sera e nel silenzio della domenica mattina: o ancora, la Darsena sotto la neve, e l’ingresso del Teatro alla Scala, il vero approdo di ogni allievo.

Milano si svela attraverso una delle sue istituzioni più prestigiose, quasi data per scontata, nascosta dietro corso Italia, ma conosciuta ovunque, come la lunga fila durante le selezioni di ingresso testimonia: e ci ricorda che la tradizione di “scuola” è ancor più preziosa perché affianca percorsi di discipline differenti, caso quasi unico tra i suoi omologhi internazionali.

Gli spettacoli si vedono solo “fuori scena”: dalle quinte del teatro dove il coreografo dà il via alle danzatrici, al grande Ansaldo dove le scenografie sono custodite, alle prove senza pubblico e senza costumi. Dove si impara una professione e si impara a cercare un lavoro, attraverso provini, audizioni, migrazioni in altre città. Milano risulta quindi un banco di prova, un percorso segnato da prestigio e fama, da cui partire e in cui crescere.

In una bella ripresa ragazzini ripassano una sequenza di danza sulla ringhiera della casa dell’Accademia, e poi giocano lanciandosi secchi d’acqua nel cortile: emerge così il lato della sera, del tempo libero che sembra non esistere, mentre la disciplina e il rigore a cui chiamano gli insegnanti si risveglia al mattino.

Il film non esalta né problematizza le caratteristiche dell’istituzione: non parla di competizione, di frustrazioni, di successi, disturbi alimentari o di conflitti. Ne fa un ritratto, quasi poetico, e con esso un’incredibile fotografia della città.

di Valentina Mutti, Milano ODD

Mercadanti

I prodotti dei mercanti sono riposti in ceste e sacchi poggiati a terra: per saggiare la qualità di frutta e verdura, gli uomini e le donne devono chinarsi – si notano, a mezz’aria, alcune magiostrine bianche – e far la fatica che la terra chiede, persino in città.

porta Vittoria

Il gesto – sapiente, saggio, di chi sa quel che cerca e trova – replicato quasi a perdita d’occhio, assieme ad altri che il mercato ortofrutticolo invita a compiere, pare in qualche modo definire in nuce l’idea, provata nei decenni successivi, di un’umanità votata al consumo e alle sue logiche, di una comunità che sa muoversi laddove vi è da contrattare, da fiutare l’affare; eppure, il flessuoso viavai di corpi – compravendite, trattative, chiacchiere, pose, appostamenti, ruberie – nel luogo qui immortalato non ha che pochi giorni di esperienza.

La foto risale, infatti, al 1911, anno in cui, a partire da aprile, il verziere di Porta Tosa, lungo l’attuale corso XXII marzo, è trasferito a ridosso dello scalo merci di Porta Vittoria, attorno alla palazzina Liberty che si staglia sullo sfondo dell’immagine e che oggi resiste con rinnovate funzioni nel parco di largo Marinai d’Italia.

Qui, nella cittadella degli Ortolani, dove mezzo secolo prima si ergeva abbandonato il forte austriaco Radetzky, passeggiava un illustre milanese, Carlo Emilio Gadda, per annotare, poi, ne Le meraviglie d’Italia, che «il mercato è interamente recinto: occupa 74000 metri quadri: metà di quest’area è coperta. […] Tettoie e pensiline di ferro ne fanno un panorama di stazione ferroviaria mitteleuropea».

La foto, assieme ad altre 600.000, è conservata al Civico Archivio Fotografico di Milano.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

La Rotonda di via Besana

Vocabolario Milanese-Italiano di Francesco Cherubini, 1814. Foppón:

Cimitero. Camposanto; è propriamente nome di un vastissimo fabbricato della nostra città destinato, anticamente per cimitero pubblico e ne’ tempi più prossimi, a Carnajo, cioè a cimitero dei morti nello Spedal maggiore.
Andà al Foppon ed anche al Fopponin. Andare a rincalzare un cimitero. Morire. V. Cagàratt.

la Rotonda della Besana

La Rotonda di via Besana è nata come Foppón, e a varcar l’uscio del suo porticato eran coloro che ghaveven i pee in la foppa. Non troppo lontana dall’ospedale Maggiore di Milano, perché il passaggio ad altra vita fosse rapido, e non troppo vicina al centro della città, perché l’odore del trapasso fosse risparmiato ai più, la Rotonda di via Besana fu edificata nel corso della prima metà del Settecento. Sui capitelli della chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri, al centro della Rotonda, sono ancora presenti piccoli teschi funebri.

Il Foppon, dopo aver accolto centocinquantamila anime – le cui ossa, in un secondo tempo, i vivi decisero di esumare -, fu candidato dai napoleonici, alle soglie dell’Ottocento, a farsi famedio, edificio di sepoltura di uomini illustri, non più di gente comune: fu solo un’idea di forma e di funzione; la Rotonda venne destinata, nel corso del tempo, attraverso più d’un secolo, a deposito d’armi, a caserma, a fienile, a clinica per malati cronici, a lavanderia d’ospedale; dopo un periodo di abbandono, la città di Milano ne acquisì la proprietà nel 1939; il complesso architettonico tardo barocco fu restaurato e adibito, via via, a nuove funzioni: spazio espositivo, ricettacolo di conferenzieri, giardino, oasi-rifugio urbano e, da quasi due anni, sede del Museo dei Bambini, il MUBA.

La Rotonda di via Besana è una fisica manifestazione della città del movimento e dell’imparare a cambiare, la cui forma – attraverso le storie presunte o reali, illusorie o autentiche che gli edifici conservano – andiamo indagando in questa nostra piccola rubrica meneghina.

Ringraziamo Milano sparita e da ricordare per la gentile concessione fotografica.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

Sarpi – Canonica: un quartiere storico in movimento

Giuliana Chiaretti e Liliana Padovani per Milano ODD, e Daniele Balboni per Caffè-Scienza Milano presentano le tappe di un laboratorio di lettura e ascolto nell’area Sarpi/Sempione – Arco della Pace.  Nell’articolo che proponiamo, pubblicato sull’ultimo numero di Arcipelago Milano, il racconto del progetto, i risultati, gli obbiettivi.

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Sarpi che cambia: è questo che stiamo osservando con uno sguardo al breve e medio periodo, per organizzare un tessuto di ascolto e lettura dove s’incontrano “attori” con diversi saperi e sguardi interpretativi. Il progetto di Milano ODD su Sarpi inizia nel 2013 e nasce dall’esigenza di capire come si stia diffondendo in quest’area della città una cultura partecipativa e la mentalità collaborativa del “fare insieme”.

È un progetto a tappe, aperto e interattivo; intensi momenti di lavoro si sono alternati a pause e continui sono stati gli aggiustamenti per cogliere le situazioni che si sono create lavorando sul campo. La partecipazione alle riunioni del Tavolo Interzonale nato nel 2013 per iniziativa dei Consigli di Zona 1 e 8 e delle associazioni presenti nell’area è l’occasione per familiarizzare con il contesto e avviare un rapporto con l’amministrazione comunale, diviene un punto di osservazione su un esperimento di coordinamento tra soggetti portatori d’istanze diverse.

Al Tavolo si è discusso molto su iniziative ed eventi che attivino le competenze e risorse culturali dell’area e le mettano in comunicazione con altre, esterne. In prospettiva si può immaginare il Tavolo come il luogo dove costruire una comunità di interessi?

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La bottiglieria

La bottiglieria

La foto risale al 1926 ed è così fitta di dettagli – di volti e di scritte – da evocare più storie di quante, poi, se ne possa difatti seguire il corso; l’immagine – simmetrica, doppia, quasi una mise en abyme – ha una profondità descrittiva senza fine, possiede un così vivo equilibrio di forme, di anatomie e di architetture, da rendere ciascun elemento necessario, fatale.

Pare un affresco di famiglia eppure, attorno ai tavolini tondi sul marciapiede siede, in posa, un parentado ben più ampio: il quartiere, la stretta comunità, urbana e contadina assieme, di cui oggi rimane traccia sbiadita. Dissolta nel tempo anche la geografia toponomastica: via Poliziano e via Canonica, strade del Borg di Scigolatt, il Borgo degli Ortolani, erano un tempo tangenti – evidenza della diapositiva! -, ed ora non si toccano più, come se la città avesse una volontà propria, potesse scuoter le arterie che le corrono in petto.

Sangue ed alcool; la Milano che si festeggia ha qui un’illustre testimonianza iconica: Barbera, Barolo, Barbaresco, Barletta, Canneto, Brachetto, Champagne, Grappa d’Asti, Vermouth Cinzano, Anisette, Fernet Branca, Bitter e Cordial Campari, Gin, Whisky, assaggi gratuiti di vino da pasto. Circa mezzo secolo prima che la bottiglieria fosse così immortalata, a Milano già esistevano 261 osterie, 570 bettole, 475 negozi di liquori; nel Seicento le principali osterie meneghine erano un’ottantina, dislocate, a quanto scrive l’architetto Paolo Mezzanotte, attorno alle porte Orientale, Romana, Ticinese, Vercellina, Comasina, Nuova.

La foto, assieme ad altre 600.000, è conservata al Civico Archivio Fotografico di Milano.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

El Jumbo-tramm

È una fotografia degli anni Cinquanta: i palazzi, le cappottine parasole, gli abiti dei passanti, persino il basolato e i marciapiedi hanno colori, tendenti al pastello, talmente tenui e delicati da sciogliere in un solo sguardo l’idea invalsa di una Milano plumbea e uggiosa; la luce, dunque, ma anche, a ben vedere, il movimento, l’andirivieni di mezzi e persone, il dinamismo di rotaie e masselli, la prospettiva, le discese, le linee aeree. Via Orefici, non a caso, è da sempre luogo di passaggio, di intrecci, di trame, di storie personali e collettive.

via Orefici, metà anni Cinquanta

Nell’aprile del 1925, alle spalle di chi ha scattato l’immagine da noi proposta, all’incrocio con via Torino e via Carlo Alberto – l’attuale via Mazzini -, fu installato il primo semaforo d’Italia: flussi, rumori, oscillazioni di un mondo antico che ora – e chissà per quanto ancora – si allineano ai verdi, ai gialli, ai rossi di un luminoso cilindro stradale.

Nel novembre 1964, quasi quarant’anni dopo – bombe, macerie, ricostruzione, boom economico -, la terra cava e rossa, qui, nel centro storico di Milano, nasconde lo spazio e il tempo: resta un orologio – a richiamar l’allestimento visivo della metropolitana che verrà – in ombra, sulla sinistra, per un eterno dodici meno dieci.

Poco dopo, nel 1971, ancora luce e movimento: le tre casse di un tram jumbo – serie 4800 – attraversano per la prima volta l’incrocio qui immortalato.

«Che bellezza che l’è sto Jumbo-tramm:
l’è longh come la famm!
Pensa, Marietta, sont montaa in di Oreves
e, intant che l’era fermo,
de la coa del tramm sont passaa in scimma:
me sont trovaa in Cordus!».

Ringraziamo Milano sparita e da ricordare per la gentile concessione fotografica.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

Milanosifastoria

Lunedì 3 novembre inaugura Milanosifastoria, un progetto pluriennale per il rilancio della cultura e della formazione storico-interdisciplinare nell’area milanese, promosso dalla Rete Milanosifastoria e dal Comune di Milano.

A presentare la prima edizione – Palazzo Reale, Sala Conferenze, dalle nove e trenta sino al pomeriggio – ci saranno Francesco Cappelli, Assessore all’Educazione e all’Istruzione, Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura, e Cristina Tajani, Assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca.

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Il primo ciclo di Milanosifastoria è dedicato alla Storia della istruzione, formazione ed educazione a Milano e in altre aree comparabili per:

* contribuire a riportare istruzione, formazione ed educazione in cima alle agende culturali, sociali, economiche e politiche milanesi, lombarde e italiane;
* contribuire a colmare un vuoto (parziale) di memoria e di ricerca storico-interdisciplinare sulla storia della istruzione, formazione ed educazione nell’area milanese;
* approfondire il ruolo di istruzione, formazione ed educazione nel modello del ‘Welfare ambrosiano’ e nella storia ‘globale’ e ‘glocale’ di Milano, grazie anche alle aperture comparative verso altre aree italiane e non;
* far dialogare le memorie spesso divise di cittadini e operatori educativi milanesi con la ricerca storico-interdisciplinare e artistica e i media, andando oltre gli stereotipi.

Milano ODD, da sempre attenta ai temi dell’istruzione e dell’imparare a Milano, si propone di seguire da vicino il progetto e consiglia ai suoi lettori di partecipare all’iniziativa.

Dettagli dell’evento sono disponibili sulla pagina Facebook di Milanosifastoria, sul sito di Storie di Rete, e sulla piattaforma Lavoro e Formazione in Comune.

di Redazione, Milano ODD

Una città disegnata col compasso

Bob Noorda (Amsterdam, 15 luglio 1927 – Milano, 11 gennaio 2010)

Per il 2° appuntamento della rubrica Milano, città dell’imparare, proponiamo una foto della prima metà degli anni Sessanta che ritrae Bob Noorda.

Designer e architetto olandese, vissuto a Milano per molti anni, ha ideato il sistema di immagine coordinata della nostra metropolitana: segnaletica e allestimento visivo gli valsero l’assegnazione del Compasso d’oro, il più antico e autorevole premio mondiale di design, nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti.

Persino il font tipografico delle indicazioni metropolitane – qui SAN BABILA –  è una sua creazione: 64 caratteri disegnati a mano per definire uno spazio sub-urbano senza tempo; quella di Bob Noorda è una lezione, di design e di stile, che la città ha saputo ben custodire nelle proprie viscere.

Ringraziamo Milano sparita e da ricordare per la gentile concessione fotografica.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD