Percorsi

Strumenti e prospettive
In quali modi si manifestano, sia da parte di coloro che operano in sedi istituzionali sia a livello di noi “cittadini”, consapevolezza e attenzione alla complessità del quadro attuale? Si tratta, e non sempre se ne è consapevoli – né è scontato che si riesca a farlo – di imparare e cambiare.

È necessario elaborare prospettive e strumenti per cogliere i processi del cambiare e dell’imparare nel procedere di pratiche istituzionali, professionali, lavorative; e nella vita quotidiana di tutti: iniziative, risorse, esperienze e difficoltà. Dunque occorre vedere congiuntamente le dimensioni dell’imparare e del cambiare: tale è l’essenza dell’analisi.

Altre categorie che in questa prospettiva appare utile riprendere sono l’approccio della conoscenza situata e i processi di invisible learning, mending and translating knowledge e everyday innovation. E per presentare il complesso quadro delle situazioni e dei processi nel contesto della “città metropolitana” un riferimento utile potrebbe essere la metafora del patchwork.

Si è via via arrivati a mettere a fuoco – ad ascoltare, coinvolgere, e di conseguenza, a scegliere come particolarmente utili – situazioni, soggetti, chiavi di lettura rilevanti per il percorso di osservazione della città che cambia. Alcuni obbiettivi del progetto iniziale si sono in parte riformulati, e anche sulla base di queste riformulazioni ci si propone di arrivare ad una prospettiva di analisi che consideriamo ovviamente centrale: guardare a situazioni e ambiti (e generazioni), non sempre adeguatamente messi in luce, che orientano l’attenzione agli “anni che abbiamo davanti”.

Si rilevano dati e si analizzano aspetti del contesto cittadino facendo emergere caratteristiche che leggiamo come in qualche modo in progress – uscendo dalla prospettiva prevalente, nei media e nelle rilevazioni statistiche, che guarda soltanto a, e insiste nel descrivere, situazioni di sconfitta, impotenza, rassegnazione: la “crisi”. Dunque i segnali di cambiamenti nell’ambito dell’economia, del sociale, delle istituzioni; il ruolo di reti e riferimenti internazionali; aspettative ed esperienze, in particolare, delle “nuove generazioni” – consapevoli, anche questo va detto, di come in questi processi di cambiamento possano determinarsi crescenti disuguaglianze.

La strada da percorrere
Ci proponiamo di costruire un quadro da cui risultino numeri ed esperienze di coloro che sono in processi di apprendimento, formazione, pratiche culturali: nelle situazioni “tradizionali” – dunque, per esempio, portare l’attenzione sui 180.000 studenti universitari della città di Milano, sui percorsi di dottorato, sulle esperienze di “internazionalizzazione”; e nei settori di formazione importanti – in genere non considerati in questa prospettiva – come il design, la musica, il teatro, le nuove tecnologie, la moda, il cibo. E ancora, progetti culturali internazionali, attività di ricerca in varie sedi, processi di apprendimento in esperienze di lavoro (come il co-working) e in altri contesti (il terzo settore, il volontariato).

Intendiamo dare visibilità a progetti in svolgimento, o programmati, nelle molteplici sedi dell’area cittadina; collegare istituzioni, risorse, progetti in un quadro comune, appunto, negli anni che abbiamo davanti.

Importante sarà far emergere le molte componenti del contesto urbano; collegarle e leggerle nella prospettiva di un futuro di connessioni, innovazioni, possibili collaborazioni. E tutto questo come dimensione della governance della città. In un quadro ovviamente non “locale” ma che guarda a iniziative europee e a condizioni, processi, connessioni del quadro internazionale. Questa – parziale, provvisoria – riformulazione del percorso di ricerca si riferisce e si collega a contributi sviluppati negli ultimi anni. Così sintetizziamo alcuni temi e prospettive:

* Nei campi della formazione, della trasmissione dei saperi, della ricerca, portare l’attenzione su modelli di governance che colleghino sedi “tradizionali” e attori fino ad oggi rimasti in percorsi separati; proporre una lettura comune dei dati e dei processi di cambiamento, “buone pratiche”, possibili forme di collaborazione. Come in questi processi mettere in luce i processi della “città dell’imparare”.

* Dare visibilità ai nuovi/emergenti strumenti, approcci, e tecnologie dell’imparare e del comunicare.

* Nel quadro attuale (e futuro) di istituzioni e processi formativi, attrarre e valorizzare il molteplice e diversificato “patrimonio” di studenti e studiosi presenti nella città; renderli partecipi e attivi: dare loro voce. Dunque coinvolgerli in occasioni pubbliche, attivare iniziative coordinate tra sedi e percorsi di formazione e di ricerca, in un contesto che sempre più è “internazionale”.

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