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Milano è Smart? Dipende da dove abiti

Milano Smart City

Per affrontare una questione di carattere pubblico è necessario individuare le parole – e i corrispettivi insiemi di significati – che ad essa fanno riferimento; talvolta sono proprio i vocaboli di nuovo conio a definire il perimetro entro cui affrontare inediti quesiti.
L’enciclopedia italiana Treccani ha inserito tra i propri lemmi l’espressione Smart City  solo nel 2012.

Smart City loc. s.le f. Città caratterizzata dall’integrazione tra saperi, strutture e mezzi tecnologicamente avanzati, propri della società della comunicazione e dell’informazione, finalizzati a una crescita sostenibile e al miglioramento della qualità della vita.

Tuttavia l’avvento del termine inglese – Città Intelligente nella traduzione italiana – risale agli anni Novanta, quando alcuni studiosi americani avviarono una più attenta analisi e un più incisivo studio su sviluppo urbano, tecnologia, innovazione e globalizzazione.

Circa vent’anni di ritardo – seppur il riferimento è linguistico – sono molti, moltissimi e segnano il divario tra primi mondi – non solo in tema civico – che l’Italia e le sue città hanno contribuito ad aprire. Nulla, però, è perduto; anzi, le esperienze e le conquiste delle città più intelligenti, assieme a un rinato campanilismo che ranking e analisi urbane comparate tendono a ridestare, possono indicare obiettivi da perseguire e soluzioni da adottare con i necessari accorgimenti che le specificità del territorio richiedono.

In rete sono disponibili decine di report e dossier che studiano le variabili del benessere urbano, che indicano eccellenze e carenze di particolare rilievo e che classificano di conseguenza le città del mondo; gli indici ideati dagli studiosi sono strumenti essenziali per cogliere complessità e paradigmi della contemporaneità: istituti privati e istituzioni pubbliche, infatti, mediano le proprie valutazioni equiparando variabili che assieme determinano davvero il grado di solidità e di vigore delle città e dei rispettivi Paesi: ambiente, tecnologia, mobilità, sistema sanitario, governance, creatività, cultura sono solo alcune delle categorie prese in considerazione. Insomma, se la società fluida ha le sue spirali nei grandi centri urbani allora dev’essere nostra priorità la comprensione dei fenomeni che dalle città scaturiscono.

Le città italiane monitorate sono ancora lontane dalle top ten mondiali e continentali.
Per il Cities in Motion Index 2014 ideato da IESE – Business School di Navarra – Tokyo, Londra e New York sono le città più intelligenti del pianeta; a seguire Zurigo, Parigi, Ginevra, Basilea, Osaka, Seul, Oslo. Roma è la prima italiana ad essere menzionata, al 54° posto; Firenze si classifica al 57° e Milano al 58°. Il capoluogo lombardo, in particolare, ha ottimi punteggi per le categorie ambiente e urban planning ma pessimo credito per il public management.

Secondo Boyd Cohen, coordinatore delle ricerche svolte da Co.Exist, le Smartest Cities in Europa sono Copenaghen, Amsterdam e Vienna; i motivi sono da rintracciare, rispettivamente e non solo, nella qualità dell’ambiente – miglior punteggio per il Siemens Green City Index, nella scelta dei trasporti – 67% di spostamenti in bici -, e nella capacità di mettere a punto strategie a medio e lungo termine. L’Italia, anche in questo caso, non è menzionata tra i Paesi virtuosi.

Esistono poi classifiche e osservatori nazionali che comparano l’intelligenza delle sole città italiane. Lo Smart City Index ideato da Between attesta Bologna, Torino e Milano tra le migliori italiane; il capoluogo meneghino ottiene il podio grazie anche all’introduzione del Processo Civile Telematico – prima città in Italia ad averlo attivato – e all’alto numero di atti depositati telematicamente (sul numero di utenti depositanti), e al tentativo di allargare gli orizzonti della mobilità alternativa – Milano conta 5 operatori di car sharing, ha aperto l’area C e sta spingendo molto per incentivare l’uso della bici.

Per comprendere, poi, l’importanza strategica dello sviluppo della città in chiave Smart si pensi che solo a Milano il settore vale 128 miliardi di fatturato (nell’high tech 49 miliardi, nell’energia-rifiuti 45 miliardi, nel commercio elettronico 700 milioni, nel design 2,6 miliardi), con circa un milanese su cinque che vi opera e 43.000 imprese attive – dati ufficio studi Camera di Commercio al primo trimestre 2014.

Ad oggi – si legge in una nota del Comune di Milano – sono oltre 20 progetti Smart avviati in città, per un valore di oltre 52 milioni di euro, volti a promuovere il risparmio energetico, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica, 600 access point wi fi, decine di App già attive, 200 ‘data set’ a disposizione di ricercatori e utenti per lo sviluppo di applicazioni, oltre 6.000 km di fibra ottica.

Giancarlo Briguglia, Milano ODD