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Piacere, Milano.

Le persone si incontrano perché hanno degli interessi in comune. In alcuni casi in comune hanno una intera città, i visitatori e i cittadini per esempio, ma raramente si incontrano. Questa volta invece puoi invitare un turista a cena e portarlo a scoprire la tua Milano. O accettare l’invito di un milanese e scoprire la città raccontata da chi la abita. È il progetto “Piacere, Milano”, una piattaforma on line di turismo collaborativo, che contribuisce a realizzare una “una città ospitale, condivisa, inattesa”, in occasione di Expo 2015.

Una proposta che nasce sul principio cardine della gratuità, sul piacere dell’incontro e della scoperta reciproca, che crea contenuti narrativi nella composizione di una nuova mappa della città, esito della costruzione di legame tra le biografie di luogo e quelle individuali, facendo leva sulla capacità dei cittadini milanesi di fare relazione.

Occasione per praticare una bella idea di città aperta e per favorire il ruolo dei cittadini non più spettatori ma finalmente ambasciatori, per affermare Milano come luogo delle relazioni ospitali. Una proposta che non casualmente è promossa da esperienze sociali che hanno nella cultura della accoglienza la loro mission, che si sono sentite sollecitate da Expo per allargare i perimetri dell’accoglienza al di là del caritatevole.

Nel momento in cui la città si apre al mondo si sperimenta il senso profondo dell’ospitalità e si supera la paura: “l’ospite (hospes) è lo straniero che sì, può anche essere il nemico (hostis), ma a cui per sacro e tacito accordo si tributa accoglienza: così l’ostilità si annichilisce nell’ospitalità, scambio reciproco, atavico e supremo valore di civiltà”. Una tradizione radicata nella città ambrosiana che ha dimostrato di saper aprire la porta agli sconosciuti così generosamente da indurre all’epoca la comunità ecumenica di Taizé a organizzare a Milano due incontri europei nel giro di pochi anni.

Ospitalità e accoglienza che sono prassi del nuovo welfare, non più solo riparativo ma promozionale, nei recenti insediamenti di housing sociale: della esperienza di cohousing come comunità di cura ci parla Luca Cateni su queste stesse colonne.

“Il turismo è farsi venire a spiegare dai forestieri perché è bello, il posto in cui si sta” o ri-scoprirlo per raccontarlo a loro: scoprire una Milano inedita, vivere la città con gli occhi di chi la abita, allargare la cerchia della proprie amicizie, sperimentare una nuova convivialità. Si creano nuove mappe di percorsi ma anche stili di accoglienza. La platea di riferimento di Piacere, Milano non è solo quella dei turisti ma anche quella degli altri milanesi, una sorta di turismo interno, opportunità per la città di riscoprire nel primo racconto degli abitanti la città vissuta con le sue identità di quartiere.

Per continuare a leggere l’articolo di Giulia Mattace Raso (ArcipelagoMilano, Anno VII, n° 11), clicca qui.