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Imparare e cambiare, un possibile percorso

Il 1996 è stato l’anno europeo del lifelong learning. A questa dimensione, il continuare ad imparare in tutto l’arco del nostro vivere, si è dato grande rilievo. La si rendeva visibile come un valore  e una risorsa del nostro contesto, e della nostra cultura: l’Europa, certo.

Vedremo se nel corso del 2016 – vent’anni dopo – su questa prospettiva si ritornerà. Se si porteranno all’attenzione i dati e i processi del nostro imparare: al presente, e negli anni che abbiamo davanti.

Non guardando all’Europa soltanto, ovvio.

Tornando a quegli anni: molti i documenti e le iniziative. Nel 1993, il Libro Bianco di Jacques Delors Verso una società cognitiva.  La “dichiarazione congiunta” dei Ministri europei dell’educazione: le “raccomandazioni” su questi temi, formulate dai Ministri del lavoro; e il Trattato di Amsterdam.

Si è parlato della “società della conoscenza”, delle learning cities e della learning economy. E si guardava ai molti cambiamenti in atto: la crescente scolarizzazione; le trasformazioni nel mondo del lavoro; il nostro vivere in contesti “ad alta densità tecnologica”. Cominciando a rivolgere attenzione al vivere quotidiano; agli usi del “tempo libero”.

Alcuni richiami a studiosi di rilievo: Anthony Giddens  descrive il progressivo formarsi di una società di clever people, “agenti consapevoli e competenti, che hanno una qualche misura di controllo sulla propria vita”. Tahar Ben Jelloun mette in luce questo: “si cerca, si improvvisa, si sperimenta”; e Bourdieu la “padronanza pratica” che realizziamo nel nostro vivere. E Roger Sue: “sbagliato concentrarsi sull’imparare offerto dal sistema scuola”; e ha portato l’attenzione sul tempo extra scolastico come “una risorsa importante per i giovani”. E ha osservato – questo, un dato in quegli anni non era reso visibile – che “anche gli adulti dispongono di molto tempo libero”.

Si è dunque passati a vederlo, l’imparare, come una una risorsa del nostro vivere quotidiano.

Numerose, diversificate, le chiavi di lettura.

Lo sguardo sulla città – la learning city – come ambito privilegiato di apprendimento: i percorsi, le risorse, le strategie; segnato però da disuguaglianza di risorse; da processi di competizione; da pesanti dati di esclusione.

Come organizzare, elaborare; impegnarsi, nella fase attuale, e guardando agli anni che abbiamo davanti.

Molto  va rivisto. Le conoscenze che sono oggi disponibili, aggiornarle.  Introdurre altri riferimenti. E lo sguardo, non più limitato – come da sempre è avvenuto – all’”occidente”.

Anche, riconsiderare le parole stesse che  utilizziamo.

In italiano abbiamo imparare e apprendere.

Meglio, apprendere; si porta l’attenzione su se, e che cosa, si prende, nelle diverse situazioni e contesti del nostro vivere quotidiano.

Richiamando le considerazioni problematiche, anche apertamente negative, che riguardano gli apparati formativi tradizionali: Edgard Morin, nel suo ultimo libro (che ha come sottotitolo “Manifesto per cambiare l’educazione”) dice che, ancora oggi, le  conoscenze che ci vengono trasmesse sono “parziali e frammentate”. Appunto, molto lo si lascia fuori.

Va oltre Thomas Abbott – uno dei pochi studiosi che aprono su una prospettiva fino ad oggi lasciata ai margini -; dice che “siamo tutti, in modi diversi, immersi nell’ignoranza”.

Bisogna arrivare a riconoscere che c’è moltissimo che – inevitabilmente – ignoriamo; e che il nostro apprendere è selettivo, inadeguato. Elementi che non sarà più possibile tralasciare, da adesso in avanti. Non è sufficiente procedere aggiungendo (in parte, almeno), accumulando, rivedendo.

E neppure disimparare.

Dunque la domanda: che fare?

La nostra ignoranza, proporsi di conoscerla meglio.

Si delinea un  percorso complesso, che richiederebbe un lungo impegno, risorse mentali e culturali fin qui lasciate da parte; molto lavoro, davvero.

Ci riguarda tutti.

Laura Balbo

MILANO LA CITTÀ DELL’IMPARARE DIVERSO

È certo importante che vengano affrontati i molti aspetti problematici dell’insegnare: nelle istituzioni scolastiche c’è urgenza di risposte. A livello nazionale si sollecitano cambiamenti, riforme. Tutto questo è al centro del dibattito pubblico. Qui ci si propone di guardare ai processi dell’imparare (a Milano, città-metropoli) mettendo in luce i molteplici e diversi aspetti che caratterizzano la fase attuale, e gli anni davanti a noi. A livello internazionale si porta l’attenzione sui contesti delle città nella prospettiva, appunto, dell’apprendere: troviamo le smart cities (questa, una rete di cui anche Milano è parte), le univ-cities, e le learning cities. Costruire un “percorso di attenzione”, dunque: l’obbiettivo, conoscere meglio risorse e possibili processi di cambiamento legati alle specificità della città dell’imparare.

05balbo10FBE un’altra premessa è utile fare: in analisi e dibattiti sui processi formativi, al centro, ovvio, i giovani, come principali fruitori di esperienze di apprendimento e – così ci si augura – portatori di risorse per il futuro. E però qui si allarga lo sguardo, portandolo alle molteplici componenti della popolazione e della vita della città; e a sedi e occasioni dell’imparare ‘”altre” che quelle tradizionali. Non i giovani soltanto, dunque: le fasce della popolazione nell’età adulta, i “post-adulti”, e anche “la “terza età” (queste le definizioni prevalenti). Una chiave di lettura inconsueta: i molti modi di usarla, la città-metropoli, nella sua complessità; le pratiche, il vivere quotidiano; e dunque l’imparare colto in questa prospettiva. Si va avanti, nelle nostre vite, imparando: significa saper cogliere le opportunità, le risorse, ri-considerare, ri-definire, aggiungere; rimuovere, anche.

Questo ci si propone: costruire il quadro delle occasioni, portando l’attenzione sulle caratteristiche e le risorse che sono tratti specifici della dimensione metropolitana, e della fase attuale: gli “imprenditori” e gli “utilizzatori” (gli users, riprendendo il suggestivo riferimento proposto da Guido Martinotti) coinvolti nei processi dell’imparare. In parte sono persone che nella città ci vivono; moltissimi vengono da fuori – tutti i giorni, o occasionalmente – per portare avanti iniziative, per stabilire contatti, per svolgere attività. Certo sono coinvolti, in tanti diversi modi, in pratiche ed esperienze dell’imparare. Mettere in luce le occasioni, le sollecitazioni: in un contesto certo diverso da quello di fasi storiche del passato. Può essere una risorsa. E tutto questo ci riguarda. Utile è richiamare alcune espressioni che sono correnti in studi internazionali: l’adult learning, learning bey doing; interactive, informal, reciprocal learning. E il lifelong learning, una dimensione oggi messa al centro dell’attenzione. Si impara nel vivere di ogni giorno, in molti modi.

Per la lettura che ci proponiamo di sviluppare sono utili i molti contributi e le analisi elaborate, su Milano e le sue trasformazioni, nel corso degli anni passati. Anche sulla base di questi riferimenti si intende costruire una lettura via via aggiornata; curiosa, anche. Il quadro che si prospetta è diversificato; emergono cambiamenti, innovazioni. “Plurali”, diverse, le componenti della popolazione cittadina. Si vive più a lungo, e tempi e modalità si ridefiniscono, si riorganizzano. Certo vanno tenuti ben presenti i complessi aspetti che nella fase attuale segnano il mondo del lavoro.

Ci si propone, con il percorso di attenzione”, di approfondire, di raccogliere dati, di farsi domande: se il “modello” attuale potrà durare a lungo, o quali cambiamenti, discontinuità, ci potranno essere. Se finalità e prospettive via via saranno rivedute, modificate, realizzando una migliore utilizzazione delle risorse che tutto questo costituisce; possibili collegamenti tra I diversi “attori”, finalità condivise; forse, una governance cittadina coordinata.

Il primo obbiettivo è ricostruire il quadro dei molti “imprenditori” che operano in questi ambiti: i progetti, le pratiche di collaborazione (o di competizione), le aree di innovazione. Ci sono le iniziative del terzo settore, quelle realizzate dalle molte associazioni religiose; il vasto il mondo del volontariato. Il Comune è attivo in diversi ambiti, con molti progetti. Si realizzano collegamenti ed esperienze a livello internazionale. Le risorse delle nuove tecnologie e i social networks si traducono in iniziative in passato impensabili. Sollecitazioni inattese si possono incontrare anche nel “tempo libero”.

Costruendo un primo, parziale elenco degli ambiti di offerte formative nella città si arriva a un quadro che include una grande varietà di settori: teatro, musica, sport; moda, design, danza, l’insegnamento delle lingue. Il giardinaggio; e il cibo, certo. Ancora: informatica, comunicazione, fotografia; le molte occasioni nell’ambito della “cultura” (dall’Accademia della Scala, di lunga e internazionalmente famosa tradizione, alla recente Accademia del Silenzio). Il contesto della grande città facilita, certo, relazioni e progetti comuni: sono moltissime le occasioni di partecipazione, di condivisione, di scambio e dunque – potenzialmente almeno – di apprendimento: gli ambiti di lavoro e iniziative per il tempo libero, centri per la formazione adulta; le molte forme in cui si organizza la partecipazione “dal basso”.

E guardando al nostro vivere quotidiano: bisogna, via via, prendere decisioni, cambiare abitudini e pratiche, programmare. Necessario avere competenze adeguate, e un buon livello di informazione. Si tratta anche, a volte, di affrontare passaggi inattesi, imprevisti. Ci si rende conto di quanto insufficienti siano conoscenze e pratiche del nostro vivere “tradizionale”. Si cerca di trovare risposte.

Tutto questo è imparare. Contano, ovvio, le risorse di cui si dispone. Siamo in un contesto segnato da forti, crescenti diseguaglianze. Vale soprattutto per i settori della popolazione che siamo abituati a identificare con il riferimento agli “immigrati”; nella metropoli vivono condizioni ed esperienze diverse, certo non facili. Più degli altri, esposti a processi di cambiamento. Certo -con modalità particolari – sono coinvolti e partecipi dell’imparare. E sono, lo sappiamo, componenti rilevanti delle strutture e del vivere nel contesto metropolitano.

Complessi, lo scenario e le prospettive. Ci saranno, negli anni davanti a noi, processi di cambiamento inattesi; forse, radicali. Se in tutto questo si sia consapevoli e, in qualche misura, anche soggetti attivi. Dunque guardare ai tratti di specificità che caratterizzano la metropoli: la vasta e diversificata popolazione degli users, la complessità dei processi. Potrebbe essere utile costruire una “lente d’ingrandimento” e con questa, guardare alla città e al suo futuro. Anche, farsi domande. Perché Milano, certo, cambia.

Laura Balbo, presidente di Milano ODD. L’articolo è pubblicato su ArcipelagoMilano (N. 10 – ANNO VII – 11 marzo 2015)

Imparare, Sbagliare, Vivere

Consigliamo un libro che custodisce lo spirito di Milano ODD

Imparare, sbagliare, vivere
Storie di lifelong learning
a cura di Laura Balbo
Franco Angeli Editore, 2013
cover Imparare sbagliare vivere

Percorsi, narrazioni, rielaborazioni dell’imparare di un gruppo di donne che hanno condiviso negli anni Settanta e Ottanta le esperienze di cambiamenti, nel contesto sociale e politico dell’Italia di quegli anni, nel proprio vivere, e nella definizione di sé. Ciascuna ha inteso a suo modo come utilizzare questa chiave di lettura; e come rileggere la propria esperienza.

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