Archivi tag: Milano

Beautyitaly ai #MIA15

Dopo le prime selezioni e 190.000 voti, i Macchianera Italian Awards 2015 – #MIA15 – sono ora giunti alle nomination finali. Tra i candidati a “miglior articolo dell’anno” spicca “Ai confini di Expo”, post pubblicato dal collettivo del blog “beautyitaly” e già premiato alla seconda edizione di Explog, concorso ideato e promosso da Milano ODD. Noi facciamo il tifo per loro!

C’è tempo fino al 10 settembre 2015 per votare e sbirciare le nomination di ben 37 categorie. Qui le schede di votazione – è tutto molto semplice e intuitivo. I premi più ambiti della rete saranno consegnati il prossimo 12 settembre a Rimini, nell’ambito dell’undicesima edizione della Festa della Rete.

Milano ODD si è impegnata perché attorno all’Esposizione Universale nascesse un vero confronto di idee, uno spazio per meglio comprendere le trasformazioni della città, gli equilibri urbani, le parole per dire Expo. Siamo soddisfatti di quanto fatto e non ci resta che augurare buona fortuna ai finalisti di questa bella competizione. Votate!

Il dossier di Milano ODD

Nel nuovo numero di Inchiesta – Edizioni Dedalo (n° 188, aprile – giugno 2015) è pubblicato il dossier di Milano ODD curato da Laura Balbo e Giuliana Chiaretti.

Il dossier propone una riflessione, mobile e flessuosa – per immagini, per parole, per numeri, per visioni -, su alcuni aspetti del cambiamento in corso a Milano; in particolare, gli articoli di cui si compone riservano attenzione alle diverse circostanze e molteplici modalità dell’imparare in questa città.

L’indice prevede Milano, città dell’imparare: un “percorso di attenzione” di Laura Balbo, Un alfabeto urbano di Giuliana Chiaretti, Le parole per dire Expo di Giancarlo Briguglia, Il co-working nella città: appunti di ricerca di Cecilia Guidetti e  Valentina Mutti  e i visual data di Silvia Marinelli. Ecco la copertina

COPERTINA1

 

Diciottenni senza confini

Da poco in libreria “Diciottenni senza confini“, il nuovo libro di Anna Granata, psicologa, ricercatrice e nostra collaboratrice. In questo lavoro, edito da Carocci, Anna raccoglie le voci e le storie della prima generazione che cresce in Italia a “pane e intercultura”, destinata a mettere in discussione ogni nostra consolidata idea di cittadinanza e mobilità.

I protagonisti di questo libro hanno diciotto anni, un cognome italiano o straniero, e il passaporto nella tasca dei jeans. Sono “senza confini” anche quando non hanno mai attraversato le frontiere d’Europa.

Le loro amicizie sui banchi di scuola costituiscono, più di qualsiasi lezione di educazione civica, la miglior occasione di formazione a una cittadinanza plurale e cosmopolita.

Gabriele frequenta l’ultimo anno di liceo a Milano, ma è appena tornato da un anno a Mosca: ha imparato il russo e ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire sentirsi straniero. Nura è bresciana da sempre, ma parla arabo in casa e italiano a scuola, e passa le sue vacanze estive dai nonni in Egitto. Giulia abita a Varese, la sua migliore amica si chiama Xiao, e nel tempo libero studia tedesco per costruirsi un futuro da ricercatrice in Germania…

Giovedì 14 maggio alle ore 17 “Dicottenni senza confini” sarà presentato presso l’ex Chiesetta del Parco Trotter (via Giacosa 46, MM1 Rovereto). Ne discutono con l’autrice: Alberto Ciullini, presidente della Commissione Scuola del Consiglio di Zona 2, Arcangela Mastromarco, referente del Polo Start 1, Ouejdane Mejri, presidente dell’Associazione Pontes dei Tunisini in Italia e Andrea Rampini, ricercatore di Codici | Agenzia di ricerca sociale. Modera Stefano Pasta, giornalista e ricercatore presso il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica.
Clicca per visualizzare La locandina

MILANO LA CITTÀ DELL’IMPARARE DIVERSO

È certo importante che vengano affrontati i molti aspetti problematici dell’insegnare: nelle istituzioni scolastiche c’è urgenza di risposte. A livello nazionale si sollecitano cambiamenti, riforme. Tutto questo è al centro del dibattito pubblico. Qui ci si propone di guardare ai processi dell’imparare (a Milano, città-metropoli) mettendo in luce i molteplici e diversi aspetti che caratterizzano la fase attuale, e gli anni davanti a noi. A livello internazionale si porta l’attenzione sui contesti delle città nella prospettiva, appunto, dell’apprendere: troviamo le smart cities (questa, una rete di cui anche Milano è parte), le univ-cities, e le learning cities. Costruire un “percorso di attenzione”, dunque: l’obbiettivo, conoscere meglio risorse e possibili processi di cambiamento legati alle specificità della città dell’imparare.

05balbo10FBE un’altra premessa è utile fare: in analisi e dibattiti sui processi formativi, al centro, ovvio, i giovani, come principali fruitori di esperienze di apprendimento e – così ci si augura – portatori di risorse per il futuro. E però qui si allarga lo sguardo, portandolo alle molteplici componenti della popolazione e della vita della città; e a sedi e occasioni dell’imparare ‘”altre” che quelle tradizionali. Non i giovani soltanto, dunque: le fasce della popolazione nell’età adulta, i “post-adulti”, e anche “la “terza età” (queste le definizioni prevalenti). Una chiave di lettura inconsueta: i molti modi di usarla, la città-metropoli, nella sua complessità; le pratiche, il vivere quotidiano; e dunque l’imparare colto in questa prospettiva. Si va avanti, nelle nostre vite, imparando: significa saper cogliere le opportunità, le risorse, ri-considerare, ri-definire, aggiungere; rimuovere, anche.

Questo ci si propone: costruire il quadro delle occasioni, portando l’attenzione sulle caratteristiche e le risorse che sono tratti specifici della dimensione metropolitana, e della fase attuale: gli “imprenditori” e gli “utilizzatori” (gli users, riprendendo il suggestivo riferimento proposto da Guido Martinotti) coinvolti nei processi dell’imparare. In parte sono persone che nella città ci vivono; moltissimi vengono da fuori – tutti i giorni, o occasionalmente – per portare avanti iniziative, per stabilire contatti, per svolgere attività. Certo sono coinvolti, in tanti diversi modi, in pratiche ed esperienze dell’imparare. Mettere in luce le occasioni, le sollecitazioni: in un contesto certo diverso da quello di fasi storiche del passato. Può essere una risorsa. E tutto questo ci riguarda. Utile è richiamare alcune espressioni che sono correnti in studi internazionali: l’adult learning, learning bey doing; interactive, informal, reciprocal learning. E il lifelong learning, una dimensione oggi messa al centro dell’attenzione. Si impara nel vivere di ogni giorno, in molti modi.

Per la lettura che ci proponiamo di sviluppare sono utili i molti contributi e le analisi elaborate, su Milano e le sue trasformazioni, nel corso degli anni passati. Anche sulla base di questi riferimenti si intende costruire una lettura via via aggiornata; curiosa, anche. Il quadro che si prospetta è diversificato; emergono cambiamenti, innovazioni. “Plurali”, diverse, le componenti della popolazione cittadina. Si vive più a lungo, e tempi e modalità si ridefiniscono, si riorganizzano. Certo vanno tenuti ben presenti i complessi aspetti che nella fase attuale segnano il mondo del lavoro.

Ci si propone, con il percorso di attenzione”, di approfondire, di raccogliere dati, di farsi domande: se il “modello” attuale potrà durare a lungo, o quali cambiamenti, discontinuità, ci potranno essere. Se finalità e prospettive via via saranno rivedute, modificate, realizzando una migliore utilizzazione delle risorse che tutto questo costituisce; possibili collegamenti tra I diversi “attori”, finalità condivise; forse, una governance cittadina coordinata.

Il primo obbiettivo è ricostruire il quadro dei molti “imprenditori” che operano in questi ambiti: i progetti, le pratiche di collaborazione (o di competizione), le aree di innovazione. Ci sono le iniziative del terzo settore, quelle realizzate dalle molte associazioni religiose; il vasto il mondo del volontariato. Il Comune è attivo in diversi ambiti, con molti progetti. Si realizzano collegamenti ed esperienze a livello internazionale. Le risorse delle nuove tecnologie e i social networks si traducono in iniziative in passato impensabili. Sollecitazioni inattese si possono incontrare anche nel “tempo libero”.

Costruendo un primo, parziale elenco degli ambiti di offerte formative nella città si arriva a un quadro che include una grande varietà di settori: teatro, musica, sport; moda, design, danza, l’insegnamento delle lingue. Il giardinaggio; e il cibo, certo. Ancora: informatica, comunicazione, fotografia; le molte occasioni nell’ambito della “cultura” (dall’Accademia della Scala, di lunga e internazionalmente famosa tradizione, alla recente Accademia del Silenzio). Il contesto della grande città facilita, certo, relazioni e progetti comuni: sono moltissime le occasioni di partecipazione, di condivisione, di scambio e dunque – potenzialmente almeno – di apprendimento: gli ambiti di lavoro e iniziative per il tempo libero, centri per la formazione adulta; le molte forme in cui si organizza la partecipazione “dal basso”.

E guardando al nostro vivere quotidiano: bisogna, via via, prendere decisioni, cambiare abitudini e pratiche, programmare. Necessario avere competenze adeguate, e un buon livello di informazione. Si tratta anche, a volte, di affrontare passaggi inattesi, imprevisti. Ci si rende conto di quanto insufficienti siano conoscenze e pratiche del nostro vivere “tradizionale”. Si cerca di trovare risposte.

Tutto questo è imparare. Contano, ovvio, le risorse di cui si dispone. Siamo in un contesto segnato da forti, crescenti diseguaglianze. Vale soprattutto per i settori della popolazione che siamo abituati a identificare con il riferimento agli “immigrati”; nella metropoli vivono condizioni ed esperienze diverse, certo non facili. Più degli altri, esposti a processi di cambiamento. Certo -con modalità particolari – sono coinvolti e partecipi dell’imparare. E sono, lo sappiamo, componenti rilevanti delle strutture e del vivere nel contesto metropolitano.

Complessi, lo scenario e le prospettive. Ci saranno, negli anni davanti a noi, processi di cambiamento inattesi; forse, radicali. Se in tutto questo si sia consapevoli e, in qualche misura, anche soggetti attivi. Dunque guardare ai tratti di specificità che caratterizzano la metropoli: la vasta e diversificata popolazione degli users, la complessità dei processi. Potrebbe essere utile costruire una “lente d’ingrandimento” e con questa, guardare alla città e al suo futuro. Anche, farsi domande. Perché Milano, certo, cambia.

Laura Balbo, presidente di Milano ODD. L’articolo è pubblicato su ArcipelagoMilano (N. 10 – ANNO VII – 11 marzo 2015)

2ª edizione di Explog. Il bando

Schermata 2015-02-01 alle 09.57.11

COS’È EXPLOG?

Explog è un concorso gratuito, giunto alla sua seconda edizione, rivolto a tutti i blogger e dedicato a Expo Milano 2015.

IN COSA CONSISTE

Mancano meno di 90 giorni all’inaugurazione della prossima Esposizione Universale di Milano. Come sta cambiando la città? Quali conversazioni e discorsi accompagnano il capoluogo lombardo e l’Italia verso Expo Milano 2015?

Milano ODD intende contribuire a stimolare il dibattito pubblico con le idee, i desideri e l’immaginazione dei blogger. La blogosfera può, e deve, raccontare l’Italia che cambia e ideare, con la forza delle parole, una realtà nuova.

Non importa di che natura sia il blog o su quale piattaforma sia ospitato (WordPress, Blogger, Tumblr, …), l’importante è che le parole dei blogger siano capaci di figurare una città nuova e di raccontare un evento che appartiene a tutti. Expo Milano 2015 è una grande opportunità, anche culturale, e per metterla a frutto è necessario scrivere, leggere, confrontarsi.

COME

Fino al 31 marzo 2015 chi pubblicherà sul proprio blog un post che abbia per tema Expo Milano 2015 potrà partecipare alla seconda edizione di Explog.

PREMI

Il primo classificato otterrà la nomination come “miglior articolo dell’anno” ai Macchianera Italian Awards 2015, che si terranno alla decima edizione della Festa della Rete.

Il secondo classificato potrà partecipare al workshop della Scuola Holden Scrittura digitale – Fondamenti della scrittura su web tenuto da Giorgio Fontana, autore e vincitore del Premio Campiello 2014, il 13 e il 14 giugno presso la Scuola Holden a Torino.

BANDO

I files del bando sono scaricabili qui: Explog2, files bando

PRESS KIT

Il comunicato stampa e le immagini di Explog sono scaricabili qui: Explog2_Press_Kit

ExpoSong

Circa un anno fa Milano ODD ha indetto un concorso per blogger dedicato a Expo Milano 2015.

Il post vincitore, Expo 2015 sarà per Milano un’occasione straordinaria?, è stato premiato dai Macchianera Italian Awards e ha ottenuto 3.238 voti per la categoria miglior articolo dell’anno nell’ambito della BlogFest 2014.

Ora, alle soglie di Expo Milano 2015 (e della seconda edizione di Explog – presto sarà disponibile il nuovo bando sul nostro sito -), da quel post è nata una canzone dal titolo ExpoSong.

Per noi è la viva testimonianza di come una piccola iniziativa, sostenuta con passione, impegno e dedizione, possa trasformarsi in qualcosa di grande, come la musica.

Si apra il sipario e si intoni l’ExpoSong di Pablo Ciallella e Isabella Musacchia (Onalim) .

 di Redazione, Milano ODD

Nella nebbia di Milano

Il carretto, la scala, l’uomo col cappello, le fioraie, la fontana, le luci, la segnaletica, i cavi, le sagome dei palazzi, la coppia, l’insegna. La nebbia rende ogni cosa simbolica; a chi attraversa le sue vaste masse rilascia un poco di realtà alla volta; definisce ciò che esiste a modo proprio, secondo criteri di distanza, di luce, di fantasia.

A Milano si dice scighera, che è sì la nebbia, ma è anche “quella ghirlanda di lume non suo, che vedesi talvolta intorno alla luna e che il volgo ritiene come un indizio di vicina pioggia”.

Piazza Fontana,

Quel che affascina – la foto di piazza Fontana ne è testimonianza – è l’idea di costante evanescenza, è la necessità di soffermarsi su quel che c’è, senza poter afferrare nella vista quel che sarà: forme, geometria, prospettive urbane potrebbero esistere oppure no; tutto, persino il noto, mostra – quando non è nascosto affatto – il proprio ignoto profilo.

Al suo cospetto la memoria vacilla, la certezza svanisce. La nebbia, per chi ne è avvolto, è un continuo tentativo di sottrarre reale all’irreale e viceversa; nel fenderla – umidi passi incerti – si fa appena in tempo a riconoscere gli oggetti che già sono indistinti, sciolti in un panorama d’acquerello.

La nebbia è immaginazione, è creatività; Milano, la sua gente, lo sa. E ora che la scighera pare non si voglia più far vedere, torna alla mente “Nella nebbia di Milano”, un libricino di Bruno Munari che racconta, su fustellate carte da lucido e cartoncini intagliati, una storia semitrasparente, che nasconde e rivela: «d’inverno la natura dorme e quando sogna appare la nebbia. Camminare dentro la nebbia è come curiosare nel sogno della natura».

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

Fuoriscena, dentro la vita

In occasione della Prima della Scala, Milano ODD riprende il tema della città dell’imparare segnalando un bel documentario in sala in questi giorni al Cinema Beltrade di Milano.
Frutto di un lavoro di riprese durate due anni all’interno dell’Accademia del Teatro alla Scala, il documentario Fuoriscena di Massimo Donati e Alessandro Leone, restituisce una Milano insolita, che costruisce il suo sapere attraverso la formazione dei nuovi artisti.

Con uno sguardo delicato, partecipe ma poco intrusivo, come quello di una vera etnografia, il film ci porta nella vita dell’Accademia, senza dare voce a particolari testimonianze, ma accennando alle storie di vita di qualcuno, che non prevale sul disegno corale.

Capace di attrarre studenti e talenti da tutto il mondo, il film ripercorre la quotidianità degli allievi danzatori, cantanti lirici, scenografi e costumisti, che si alterna tra lezioni a scuola la mattina, allenamenti e vita nell’internato.
Scorci di via Torino, via Santa Marta, piazza del Duomo e Largo Strehler, avvolti nella sera e nel silenzio della domenica mattina: o ancora, la Darsena sotto la neve, e l’ingresso del Teatro alla Scala, il vero approdo di ogni allievo.

Milano si svela attraverso una delle sue istituzioni più prestigiose, quasi data per scontata, nascosta dietro corso Italia, ma conosciuta ovunque, come la lunga fila durante le selezioni di ingresso testimonia: e ci ricorda che la tradizione di “scuola” è ancor più preziosa perché affianca percorsi di discipline differenti, caso quasi unico tra i suoi omologhi internazionali.

Gli spettacoli si vedono solo “fuori scena”: dalle quinte del teatro dove il coreografo dà il via alle danzatrici, al grande Ansaldo dove le scenografie sono custodite, alle prove senza pubblico e senza costumi. Dove si impara una professione e si impara a cercare un lavoro, attraverso provini, audizioni, migrazioni in altre città. Milano risulta quindi un banco di prova, un percorso segnato da prestigio e fama, da cui partire e in cui crescere.

In una bella ripresa ragazzini ripassano una sequenza di danza sulla ringhiera della casa dell’Accademia, e poi giocano lanciandosi secchi d’acqua nel cortile: emerge così il lato della sera, del tempo libero che sembra non esistere, mentre la disciplina e il rigore a cui chiamano gli insegnanti si risveglia al mattino.

Il film non esalta né problematizza le caratteristiche dell’istituzione: non parla di competizione, di frustrazioni, di successi, disturbi alimentari o di conflitti. Ne fa un ritratto, quasi poetico, e con esso un’incredibile fotografia della città.

di Valentina Mutti, Milano ODD

Mercadanti

I prodotti dei mercanti sono riposti in ceste e sacchi poggiati a terra: per saggiare la qualità di frutta e verdura, gli uomini e le donne devono chinarsi – si notano, a mezz’aria, alcune magiostrine bianche – e far la fatica che la terra chiede, persino in città.

porta Vittoria

Il gesto – sapiente, saggio, di chi sa quel che cerca e trova – replicato quasi a perdita d’occhio, assieme ad altri che il mercato ortofrutticolo invita a compiere, pare in qualche modo definire in nuce l’idea, provata nei decenni successivi, di un’umanità votata al consumo e alle sue logiche, di una comunità che sa muoversi laddove vi è da contrattare, da fiutare l’affare; eppure, il flessuoso viavai di corpi – compravendite, trattative, chiacchiere, pose, appostamenti, ruberie – nel luogo qui immortalato non ha che pochi giorni di esperienza.

La foto risale, infatti, al 1911, anno in cui, a partire da aprile, il verziere di Porta Tosa, lungo l’attuale corso XXII marzo, è trasferito a ridosso dello scalo merci di Porta Vittoria, attorno alla palazzina Liberty che si staglia sullo sfondo dell’immagine e che oggi resiste con rinnovate funzioni nel parco di largo Marinai d’Italia.

Qui, nella cittadella degli Ortolani, dove mezzo secolo prima si ergeva abbandonato il forte austriaco Radetzky, passeggiava un illustre milanese, Carlo Emilio Gadda, per annotare, poi, ne Le meraviglie d’Italia, che «il mercato è interamente recinto: occupa 74000 metri quadri: metà di quest’area è coperta. […] Tettoie e pensiline di ferro ne fanno un panorama di stazione ferroviaria mitteleuropea».

La foto, assieme ad altre 600.000, è conservata al Civico Archivio Fotografico di Milano.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD

La Rotonda di via Besana

Vocabolario Milanese-Italiano di Francesco Cherubini, 1814. Foppón:

Cimitero. Camposanto; è propriamente nome di un vastissimo fabbricato della nostra città destinato, anticamente per cimitero pubblico e ne’ tempi più prossimi, a Carnajo, cioè a cimitero dei morti nello Spedal maggiore.
Andà al Foppon ed anche al Fopponin. Andare a rincalzare un cimitero. Morire. V. Cagàratt.

la Rotonda della Besana

La Rotonda di via Besana è nata come Foppón, e a varcar l’uscio del suo porticato eran coloro che ghaveven i pee in la foppa. Non troppo lontana dall’ospedale Maggiore di Milano, perché il passaggio ad altra vita fosse rapido, e non troppo vicina al centro della città, perché l’odore del trapasso fosse risparmiato ai più, la Rotonda di via Besana fu edificata nel corso della prima metà del Settecento. Sui capitelli della chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri, al centro della Rotonda, sono ancora presenti piccoli teschi funebri.

Il Foppon, dopo aver accolto centocinquantamila anime – le cui ossa, in un secondo tempo, i vivi decisero di esumare -, fu candidato dai napoleonici, alle soglie dell’Ottocento, a farsi famedio, edificio di sepoltura di uomini illustri, non più di gente comune: fu solo un’idea di forma e di funzione; la Rotonda venne destinata, nel corso del tempo, attraverso più d’un secolo, a deposito d’armi, a caserma, a fienile, a clinica per malati cronici, a lavanderia d’ospedale; dopo un periodo di abbandono, la città di Milano ne acquisì la proprietà nel 1939; il complesso architettonico tardo barocco fu restaurato e adibito, via via, a nuove funzioni: spazio espositivo, ricettacolo di conferenzieri, giardino, oasi-rifugio urbano e, da quasi due anni, sede del Museo dei Bambini, il MUBA.

La Rotonda di via Besana è una fisica manifestazione della città del movimento e dell’imparare a cambiare, la cui forma – attraverso le storie presunte o reali, illusorie o autentiche che gli edifici conservano – andiamo indagando in questa nostra piccola rubrica meneghina.

Ringraziamo Milano sparita e da ricordare per la gentile concessione fotografica.

di Giancarlo Briguglia, Milano ODD